Così ho rinunciato a scrivere

Domanda.
Siamo noi a scegliere la scrittura o è la scrittura a scegliere noi?

IRENE APRILE

Quando cerchi di accontentare tutti, finisci per tradire te stesso.

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Scommetto che ci siete passati anche voi.

Siete arrivati a quel momento nella vita in cui è ora di decidere che cosa fare. Ci sono persone che amate che si aspettano qualcosa da voi. I vostri genitori, i vostri amici, la vostra insegnante preferita delle superiori, la cara zia di ottantasette anni. La società si aspetta qualcosa d voi. Anche i vostri detrattori si aspettano qualcosa – il vostro disastroso fallimento, in effetti. E vi sentite tirati in ogni possibile direzione. O peggio, vi sentiti spinti in una direzione che non è quella che desiderate.

A me è successo.

Ho sempre amato la scrittura, ma ho sempre saputo che non era una carriera perseguibile. Troppo aleatoria, troppo incerta, nessuna garanzia. Era perfettamente razionale e c’erano così tante buone ragioni a sostegno che non ci ho mai pensato seriamente. Era un…

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Propositi per il nuovo anno: ti importa davvero?

Ci siamo ragazzi.

Il 2016 sta per finire e, come ogni anno, è arrivato il momento di fare un bilancio. Hai ottenuto tutto quello che volevi dall’anno passato? Hai realizzato gli obiettivi che avevi scritto su quel foglietto di carta il primo gennaio?

Se assomigli un po’ a me, scommetto che almeno una parte di quei buoni propositi è rimasta solo sulla carta e che non sei riuscito a fare tutto quello che avreste voluto.

Lo so, lo so. Hai motivazioni validissime per non avercela fatta.

Anche io le ho.

Non sono riuscita a tradurre in inglese e pubblicare il mio primo romanzo, né a completare la prima stesura del secondo. E ho ragioni ottime: ho lavorato a tempo pieno tutto l’anno, ho organizzato un matrimonio e dopo sono stata tre settimane in viaggio di nozze, ho lavorato con altri autori per tradurre i loro romanzi e, insomma, la giornata ha ventiquattro ore e io non posso mica fare tutto. No?

No.

Però posso fare meglio.

E anche tu puoi.

Dico sul serio.

Tirati su da quel dannato divano. Spegni la maledetta televisione. Silenzia le notifiche di whatsapp e siediti davanti a un pezzo di carta.

Rispondi a questa domanda.

Che cosa vuoi ottenere dal 2017?

Il principio di un nuovo anno è il momento ideale per mettere nero su bianco i buoni propositi, ma affinché non siano solo parole su un pezzo di carta dimenticato in un angolo, deve importarti davvero di raggiungere quegli obiettivi.

Ti importa davvero?

Ti importa abbastanza da impegnare una parte del tuo tempo per questo?

Quest’anno anche io ho deciso di definire i miei obiettivi in modo più preciso e di impegnarmi a rispettarli. Per fare questo mi sono avvalsa dell’aiuto di qualcuno che ne sa decisamente più di me: Michael Hyatt e il suo corso Best Year Ever. Purtroppo il corso ha chiuso i battenti per quest’anno e forse è crudele da parte mia parlarvene adesso, ma mi sono resa conto di quanto fosse utile quando ormai le iscrizioni erano già chiuse. In ogni caso, ci sono un sacco di risorse gratuite a cui fare riferimento (per esempio questo post, questo podcast o questo post).

La cosa più importante che posso dirvi è questa: gli obiettivi che stabilite devono essere chiari, precisi e avere dietro delle motivazioni forti. Niente di vago, come “perdere peso”, ma cose più concrete come “perdere dieci chili”, e possibilmente con una data di scadenza “perdere dieci chili entro il 30 giugno”.

Sedetevi davanti a quel maledetto pezzo di carta e stabilite che cosa volete ottenere. Dopo di ché, per ciascun obiettivo, stabilite qual’è la prossima azione da compiere. Come dice il signor Hyatt, non c’è bisogno di avere un piano dettagliato, anzi, fare troppi piani è controproducente. L’importante è avere chiara la prossima azione, il prossimo passo nel percorso.

Qual’è la prossima azione?

Scrivere il primo paragrafo del vostro libro?

Scrivere un post per il vostro blog?

Fare qualche ricerca per il prossimo articolo?

Qualsiasi sia il prossimo passo, fatelo adesso. Oggi. Subito. Avete tempo ora. Non rimandatelo a domani. Fatelo adesso. ADESSO.

E domani, quando avrete quei quindici, dieci, cinque minuti liberi, chiedetevi “qual’è la prossima azione per raggiungere l’obiettivo?” e fatela subito. Non dovete necessariamente completarla, ma fatene una parte, un piccolo pezzo. Scrivete la prossima pagina, il prossimo paragrafo, la prossima frase. Sarà una frase, un paragrafo, una pagina in più di quelle che avevate ieri.

Non c’è niente che dia la spinta per andare avanti quanto l’andare avanti, anche di poco.

Quindi alzate il culo dal divano.

Stabilite i vostri obiettivi ORA.

Decidete qual’è il prossimo passo e fatelo ADESSO.

ADESSO!!!

Poi tornate qui e ditemi come ci si sente ad aver fatto quel piccolo passo.

Del prossimo parleremo domani.

Come ho scritto 150 mila parole in un mese – di Stacy Claflin

Come ho scritto 150 mila parole in un mese – di Stacy Claflin

Io detesto le sfide, non mi piace gareggiare contro altri, le energie che spendo a preoccuparmi per le eventuali brutte figure sono più di quelle che utilizzo per la competizione in sé e sono troppo introversa per rendere bene davanti a una giuria o a un pubblico.

Ma quando si tratta di competere con me stessa, di mettere alla prova i miei limiti, con il solo scopo di poter dire alla fine “ci sono riuscita”, allora difficilmente mi tiro indietro.

E il NaNoWriMo è proprio questo: una sfida con sé stessi.

NaNoWriMo sta per National Novel Writing Month. Nato negli Stati Uniti, ormai non ha più niente di “nazionale” perché coinvolge scrittori da ogni parte del mondo. Tradizionalmente si svolge in novembre ed è essenzialmente una gara in cui il solo premio in palio è la soddisfazione personale. Per vincere bisogna scrivere cinquantamila parole in un mese, poco meno di 1700 parole al giorno. La parte interessante della gara è la possibilità di entrare in contatto con scrittori da tutto il mondo che stanno facendo la stessa cosa nello stesso momento.

Ma visto il successo del NaNoWriMo, gli organizzatori hanno pensato “perché limitarsi a farlo una sola volta all’anno”. Per questo c’è il Camp NaNoWriMo: si svolge in aprile e in luglio, con piccole modifiche rispetto all’evento di novembre. Una di quelle più importanti è la possibilità di stabilire il proprio obiettivo in termini di numero di parole.

Durante il Camp NaNoWriMo di aprile 2015, Stacy Claflin è riuscita in un’impresa che credevo impossibile: scrivere 150mila parole in un mese. E ora voglio condividere con voi il post che ha scritto subito dopo aver compiuto quest’impresa.

Stacy Claflin è una scrittrice a tempo pieno dal febbraio del 2015 e una mamma che istruisce i suoi figli a casa. Ha pubblicato la serie The Transformed, che comprende diciassette titoli, la serie romantica The Hunters, composta da sei romanzi, la serie suspence Gone, che comprende sei titoli e ha numerosi romanzi in arrivo. È una scrittrice così produttiva da poter regalare tre romanzi interi (non sto scherzando!) ai suoi followers. Se volete sapere di più e leggere ben tre dei suoi numerosi romanzi visitate http://stacyclaflin.com/.

Come ho scritto 150 mila parole il mese scorso – di Stacy Claflin

Il mese scorso ho scritto centocinquantamila parole mentre partecipavo al Camp NaNoWriMo e avevo promesso di scrivere una panoramica. Eccola qui… anche se un po’ in ritardo rispetto a quanto originariamente pianificato.

Perché scrivere così tanto?

Avevo sentito alcuni scrittori parlare di scrivere molto in un breve periodo di tempo e avevo sempre voluto farlo io stessa. Visto che ero recentemente diventata scrittrice a tempo pieno (NdT: Stacy ha realizzato il suo sogno di scrivere full time da febbraio del 2015), Camp NaNo sembrava il momento ideale per tentare.

Decisamente mi sono sfogata e non ho alcun desiderio di scrivere di nuovo così tanto nel prossimo futuro”

Qual’era il mio programma di scrittura?

  • 6-7000 parole al giorno dal lunedì al venerdì
  • 3000 parole di domenica
  • Sabati liberi!

Tutto questo mentre istruivo a casa i miei due bambini durante la settimana. Ho anche pubblicato un libro quel mese.

Qual’era il mio processo di scrittura?

Primo libro del mese. Usando il mio outline, scrivevo degli input per la storia la sera prima. In questo modo avevo l’outline e gli input per ogni scena per tenermi sul giusto binario.

Secondo libro. Niente outline. Credevo che avrei avuto il tempo, ma a quanto pare, non l’ho avuto.

Mi svegliavo alle quattro del mattino per scrivere. È una cosa che avevo iniziato a fare quando lavoravo full-time perché sapevo che se avessi voluto trasformare la scrittura in un lavoro avrei innanzi tutto dovuto trattarla come tale. Così mi ricavavo il tempo per scrivere quando potevo. A quanto pare per me è ancora il momento migliore per scrivere, anche come autrice a tempo pieno. E non sono mattiniera per natura. Quando ero al college mi lamentavo delle lezioni che iniziavano alle undici del mattino.

Quando arrivavo ad una pausa naturale, mi fermavo e mi stiravo un po’ o facevo quattro passi. Anche un paio di minuti mi aiutavano a schiarirmi le idee.

Alla fine della mia giornata di scrittura, faccio in modo di lasciarmi in un punto da cui posso facilmente riprendere il giorno seguente. Non mi lascio mai all’inizio di un capitolo. Il posto peggiore da cui iniziare la giornata (anche con un outline) è una pagina bianca. Solo quando cominci la storia!

Scrivo più velocemente possibile, senza fermarmi per correggere niente. Uso un correttore ortografico in un secondo momento e faccio i cambiamenti nella storia quando leggo tutta la prima stesura. Se ho una domanda su qualcosa, prendo un appunto, in modo da poterla sistemare più tardi. Lascio che la mia mente e le mie dita raccontino la storia… qualunque errore può essere corretto in un altro momento.

Restare nel giusto flusso è troppo importante. Non lasciare che le correzioni ti distraggano – quella è una parte del cervello completamente diversa. Quella serve per la ricerca, anche se sono colpevole di aver cercato su Google qualche dettaglio minore.

Mentre scrivo, ascolto musica. Mi piacciono in particolare la musica dei videogiochi (studiata per aumentare la concentrazione e l’attenzione) e alcune colonne sonore di film (potete controllare la mia playlist)

Qual’è la morale che ne ho ricavato?

1. Preparare un outline, una trama e scrivere input per le scene sono PUNTI CHIAVE per scrivere più velocemente. Magari credete che io sia naturalmente portata a scrivere una trama prima, ma non è questo il caso. Io sono un’improvvisatrice nata. Se potessi fare a modo mio, non penserei a un libro prima di iniziare a scriverlo, tranne che all’idea principale. Vorrei scoprire tutto attraverso la scrittura.

L’ho fatto con il mio primo romanzo e basti pensare che mi ci è voluto più tempo a scrivere quello che tutti i miei altri lavori. È anche quello che ha richiesto più tempo per le correzioni, la riscrittura e le nuova correzioni.

Nel tempo ho iniziato a pianificare di più, un pezzo alla volta. All’inizio scrivevo solo uno schema di base. Aveva dieci o dodici punti principali che volevo coprire. Qualche volta sapevo come sarebbe andato a finire, altre non del tutto.

Ho usato il libro di Libbie Hawker, Take Off Your Pants, per preparare l’outline del libro che ho scritto per primo il mese scorso. Wow! Ha fatto un mondo di differenza. Davvero, anche se in qualche punto ho deviato dallo schema, ho scritto quel libro così velocemente e me la sono spassata nel farlo.

Il secondo libro che ho scritto non aveva un outline, come ho già detto. Questo ha reso la scrittura molto più complicata. Non ho ancora riletto quella bozza… ma sono sicura che avrà molti più problemi del primo libro.

2. Le pause sono importanti. Quando scrivevo per un’ora e mezza prima di andare al lavoro, non facevo pause. Ogni momento che potevo trascorrere a scrivere era prezioso. Ora che ho più tempo per scrivere e riesco anche a far entrare la scrittura nella mia routine, ho scoperto la necessità di fare delle pause.

In Write Better, Faster Monica Leonnelle parla del metodo pomodoro. Scrive per un certo tempo e poi fa una pausa temporizzata. Ho fatto un tentativo con questo metodo quando scrivevo più velocemente. (Beh, una specie visto che facevo delle pause quando sembrava naturale e non seguendo un timer.) Ho scoperto che fare un po’ di stretching o correre sul posto sono d’aiuto per la mia produttività nello scrivere.

3. Più veloce NON significa qualità inferiore. Ok, lo sapevo già, ma questo lo ha ulteriormente provato. Non avevo mai scritto così tanto in un così breve periodo di tempo. Ho riletto il primo libro che ho scritto il mese scorso e sono rimasta sorpresa dalla qualità della mia prima stesura.

L’ho già sottoposto ai beta readers e davvero non ho dovuto fare molti cambiamenti prima di inviarlo. C’erano errori di battitura a volontà ma il correttore li ha sistemati. Niente di grave – va di pari passo allo scrivere velocemente per me. (E in caso ve lo stiate chiedendo, il feedback dai beta readers che ho già avuto è stato piuttosto positivo, quindi anche questo conferma che la mia qualità non neha sofferto).

4. Scrivere un libro è solo il primo passo nell’intero processo di pubblicare un romanzo.

Per produrre un libro abbiamo bisogno di:

  • Un outline/trama
  • Input per la storia
  • Leggre la prima bozza
  • Fare il primo editing prima di mandare il romanzo ai beta readers
  • Fare delle pause
  • Studiare i metodi di scrittura
  • Leggere libri dentro e fuori dal tuo genere.
  • Passare del tempo con altri autori (su internet e non)
  • Rivedere i suggerimenti dei beta reader e degli editor
  • Riscirvere
  • Correggere la bozza
  • Scrivere la descrizione per la quarta di copertina
  • Prendere parte al processo di creare la copertina (a me piace DIY Book Covers, ma anche affidare il compito all’esterno)
  • Formattare (o pagare qualcuno che lo faccia) per il paperback
  • Pubblicare (caricare sulle piattaforme dei venditori)

…scrivere un libro richiede MOLTO più che solo scrivere.

Ecco perché non raccomando di scrivere centocinquantamila parole ogni mese. Ma è una bella esperienza da provare!

Grazie per aver letto. Spero che abbiate tratto qualche spunto!

______

E allora, che ne dite?

Vi è venuto voglia di partecipare al Camp NaNoWriMo che inizierà il primo Luglio? Io ci sarò e sfrutterò l’occasione per riscrivere il mio romanzo, Undercover. Cosa avete da perdere a fare un tentativo?

Hobby a chi? #nonsonofrancobolli

Hobby a chi? #nonsonofrancobolli

Hobby vs Passion

Ci sono una valanga di motivi per cui faccio fatica ad ammettere con la gente di essere una scrittrice.

Un di questi è la paura di sentire il commento “ah, bello come hobby”.

Vi è mai capitato?

E a quel punto come si fa? Come si possono ignorare la frustrazione e la delusione? Come si può lasciar correre?

Per questo a volte è meglio non dire niente, non siete d’accordo?

Perché a quel punto dovremmo spiegare che no, non è un hobby, che ci piacerebbe trasformarlo in un lavoro, che ci stiamo impegnando per questo.

Dovremmo spiegare che c’è un confine sottile tra hobby e passione; che, anche se spesso si usano come sinonimi, c’è differenza; che un hobby è qualcosa di occasionale, che si pratica nel tempo libero, magari per rilassarsi, ma che non è sempre in cima ai nostri pensieri.

Dovremmo spiegare che invece una passione è qualcosa per cui il tempo lo si trova, ci si sforza di creare dei momenti e spesso non è affatto rilassante perché il desiderio di dedicarcisi è bruciante e sempre presente.

Dovremmo spiegare che se fosse solo un hobby potremmo permetterci di aspettare l’ispirazione, scrivere di tanto in tanto sull’onda di un entusiasmo passeggero, ma essendo una passione non riusciamo a pensare ad altro e, anche quando non possiamo scrivere fisicamente, la nostra testa lo fa di continuo e sembra esplodere per tutte le idee che ci sono confinate dentro.

Dovremmo spiegare che ci vogliono costanza, applicazione, disciplina, che è difficile non mollare.

Per poi sentirsi dire “ma come, basta decidere di scrivere e farlo”.

Sì.

Certo.

Come no.

Facile come farsi una nuotata in una vasca piena di bostik.

E allora, visto che per seguire la nostra passione abbiamo bisogno di così tanta energia, perché sprecarne una parte per spiegare a chi non capisce?

 

 

Qual è il modo migliore per raccontare (e scrivere) una storia? – di Janice Hardy

Qual è il modo migliore per raccontare (e scrivere) una storia? – di Janice Hardy

Quando ho cominciato a pensare a questo blog, mi è capitato di leggere questo articolo di Janice Hardy e ho pensato che fosse perfetto per iniziare: tutti noi che abbiamo preso in mano carta e penna ci siamo posti questa domanda almeno una volta.

Presa dall’entusiasmo, ho cercato tra le informazioni dei contatti e ho scritto un’email a Janice. Non sapevo neppure se mi avrebbe risposto, né se sarebbe stata d’accordo. E invece… sorpresa. Mi ha risposto ed ha acconsentito a lasciarmi tradurre e condividere questo post con voi.

Janice Hardy è la fondatrice della Fiction University e l’autrice della trilogia fantasy The Healing Wars, in cui ha esplorato il suo lato oscuro per creare un mondo in cui guarire è pericoloso e coloro che hanno le migliori intenzioni spesso fanno le scelte peggiori. I suoi romanzi includono The Shifter, Blue Fire e Darkfall. Il suo primo libro della serie Foundation of Fiction, Planning Your Novel: Ideas and Structure, è attualmente disponibile.

Il suo sito, Fiction University, è una fonte inesauribile di idee, consigli e risorse a proposito dei molti aspetti dello scrivere, dalla pianificazione di un romanzo, alla sua pubblicazione e promozione.

Ma veniamo al sodo…

Qual è il modo migliore per raccontare (e scrivere) una storia? – di Janice Hardy

Non esiste un modo giusto per scrivere. È un processo che varia da uno scrittore all’altro e perfino da un libro all’altro. Questo fatto irritante può essere frustrante se stai cominciando ora e sei alla ricerca del giusto sentiero da percorrere o se stai lottando per sviluppare il tuo stile nel raccontare storie e niente sembra fare al caso tuo. Può essere una rottura di scatole per tutti noi, davvero, perché anche se abbiamo un procedimento che funziona, c’è sempre quell’idea per una storia che non si adatta al modo in cui scriviamo di solito.

Se qualcosa di tutto questo ti suona familiare, puoi star certo di non essere solo.

La risposta di base alla domanda “qual è il modo migliore per raccontare una storia” è:

Poni al lettore una domanda interessante, poi mantieni viva la sua curiosità fino a che non hai risposto alla domanda.

Incredibilmente poco utile, lo so, anche se è vero.

Il modo in cui uno scrittore sceglie di farlo dipende da lui e questa è la parte difficile – perché scrivere un romanzo e raccontare una storia sono due cose davvero diverse.

Tutti siamo stati catturati da una storia, che si trattasse di un romanzo, di un film, di un telefilm, di un gioco o perfino del tipo della contabilità che raccontava delle sue scappatelle nel weekend. Una grande storia suscita la curiosità e la trattiene finché quella curiosità non è soddisfatta.

Occupiamoci della prima parte – raccontare la storia.

Il Modo Migliore di Raccontare una Storia

Butta dalla finestra tutto quello che sai di outline e processi e di tutti i meccanismi coinvolti nella scrittura. Sono importanti, ma preoccuparsi degli avverbi o se dovresti o non dovresti scrivere un outline ti può distrarre dalla ricerca del cuore e dell’anima della tua storia.

La narrazione di storie è viscerale e dipende dalla persona che racconta più che dall’argomento. Ecco perché la stessa idea di base può risultare in una miriade di storie, alcune buone, altre pessime.

1. Considera la domanda a cui vuoi rispondere.

Quella domanda è il cuore della tua storia. È il perché stai raccontando quella storia. Non è “esplorare questo mondo fico che ho creato”, è “vedere che cosa succede se metto questo personaggio in questa situazione in questo mondo fico che ho creato.” Le storie riguardano la scoperta, non le spiegazioni.

Se non sai dire quale sia la domanda nella tua storia, è probabile che la tua storia non sia pronta per essere scritta. Una domanda non ancora formata porta generalmente a romanzi che ristagnano perché non sanno che cosa vogliono essere veramente.

(Qui puoi trovare di più riguardo al porre le domande giuste)

2. Pensa a come rispondere a quella domanda.

Il tuo approccio determinerà lo stile della storia. Magari vuoi una commedia spassosa, leggera e umoristica sulla comprensione, o uno sguardo oscuro e toccante sulla condizione umana. Magari vuoi mostrare un’avventura leggera nel tema o un’esplorazione nella zona grigia dell’etica dove non ci sono risposte chiare.

Per esempio, la storia del tizio della contabilità riguardo a “Come sono finito in prigione” può essere sia un’avventura isterica  che una storia di ammonimento in base a come lui la racconta.

3. Decidi chi sono le persone migliori per mostrare quello che vuoi mostrare riguardo a quella domanda.

Si tratta dei tuoi personaggi e le persone sbagliate possono far deragliare una buona storia. Il gran numero di scrittori che sono arrivati a metà di un romanzo (o perfino lo hanno finito) per rendersi conto che avevano usato il protagonista sbagliato dimostra quanto sia importante prendere questa decisione. In rari casi dobbiamo scrivere una prima stesura per scoprirlo, ma di solito sappiamo dall’inizio chi riguarda la storia.

Di chi è questa storia? Chi ti darà le opzioni più interessanti per rispondere alla tua domanda? I personaggi che sanno le cose sono diversi da quelli che vogliono scoprire le cose, quindi diffida dei personaggi che conoscono già le risposte alla tua domanda.

(Qui puoi trovare altro riguardo alle domande da porre al tuo protagonista)

4. Fa che rispondere alla domanda sia difficile fisicamente ed emotivamente.

Non importa se è una commedia scherzosa o un’epopea che strappa l’anima, rispondere alla domanda dev’essere difficile per il protagonista. Se fosse facile, non ci sarebbe motivo di rispondere (o di raccontare). Raccontare una storia non è spiegare che cosa è successo, ma mostrare il viaggio di come e perché è successo.

5. Tieni a mente il lettore.

Stai raccontando questa storia per intrattenere qualcuno. Forse te stesso, forse una persona specifica (tuo nipote, che si lamenta perché non riesce mai a trovare un buon libro da maschio), forse un gruppo generico (lettori di storie romantiche che amano romanzi con uomini in uniforme). La storia è per loro, quindi pensa a cosa vogliono e qual è il modo migliore per darglielo.

L’ho detto molte volte, ma lo dirò di nuovo. Le storie sono solo persone interessanti che risolvono problemi interessanti in modi interessanti. Se la tua storia contiene questi tre elementi, sei a posto.

(Qui c’è di più riguardo a scrivere un buon libro vs. raccontare una grande storia)

Adesso passiamo alla seconda parte.

Il Modo Migliore per Scrivere una Storia

Qualsiasi dannato modo tu voglia.

Davvero. So che sembra superficiale, ma puoi farlo in qualsiasi modo funzioni per te. Alcune persone preferiscono scrivere un outline, altre preferiscono improvvisare, altri ancora preferiscono scrivere senza un ordine preciso e imbastire il tutto più tardi.

Alcune persone vogliono conoscere ogni singolo dettaglio prima di scrivere la prima parola, ad altri piace buttare giù una prima stesura e vedere come si sviluppa prima di fissare la trama e i dettagli. Alcune persone creano prima i personaggi e improvvisano la trama, altre studiano la trama e improvvisano i personaggi.

Per quanto riguarda la struttura, alcuni usano una struttura a tre atti, altri un format a quattro, alcuni un foglio di lavoro o il Viaggio dell’Eroe, altri non usano una struttura tradizionale e semplicemente scrivono quello che gli sembra meglio.

Va tutto bene. È tutto fattibile. Sono tutti modi perfettamente accettabili di scrivere una storia.

E di nuovo, sì lo so che non è d’aiuto, ma parte del processo per capire qual è il modo migliore di scrivere per te è avere la consapevolezza che non devi sentirti incasellato. Saresti sorpreso di sapere quanto spesso sento “vuoi dire che non devo farlo nel modo X?” da un nuovo scrittore, che lotta per scrivere con un procedimento che va completamente contro il suo stile naturale. Quando si rendono conto che possono mettere tutto da parte, la loro scrittura non solo diventa più facile, ma anche migliore.

1. Trova il processo che funziona per te.

Questo può essere difficile da fare, quindi non perdere la speranza se non hai ancora trovato il modo giusto. Prova opzioni differenti, specialmente quelle che pensi non funzioneranno mai. Spesso il modo che hai deriso è esattamente quello che alla fine funziona.

Se hai problemi a finire una storia non fare quello che normalmente ferma la tua scrittura. Per esempio, se ti blocchi revisionando i primi capitoli e non procedi, vai avanti e non revisionare. Se ti scontri sempre con un muro al capitolo tre perché pensi di averlo iniziato male, continua a scrivere e sistemalo più avanti. Se continui a bloccarti perché hai bisogno di fare delle ricerche, prenditi qualche giorno in più e sistema tutto in anticipo.

Prova cose nuove, dai una scrollata a quel che non funziona per te e accetta quello che funziona.

(Qui puoi trovare altre indicazioni su come trovare il tuo processo di scrittura)

2. Trova la struttura che funziona per te.

Sono una grande sostenitrice della struttura e una grande fan della Struttura a Tre Atti con un punto medio di inversione. Ma questa non è la sola struttura là fuori, quindi se non funziona per te, provane un’altra. Se trovi una struttura restrittiva, prova un outline di base a tre punti o scrivi nel modo in cui la storia si sviluppa e ignora i punti di svolta tradizionali della trama.

La sola cosa che devi fare è iniziare a porre la domanda della tua storia, trovare un mezzo per esplorare la domanda e un finale che risponda a quella domanda (anche se la risposta è ambigua). Il resto delle decisioni spettano a te.

(Qui ci sono altre informazioni sui tipi di struttura)

3. Scopri quello che hai bisogno di sapere di una storia per poterla scrivere.

Mi ci è voluto un sacco di tempo per capire che, a meno di non sapere qual è il mio finale, perdo un sacco di tempo nel terzo atto. Se la mia trama procede, ho un sacco di cose in ballo e nessun problema a scrivere, ma quando arrivo alla fine non sono sicura di come concludere tutto. Non so come rispondere alla domanda della mia storia, continuo semplicemente a esplorare.

Ogni scrittore è diverso in questo aspetto, per questo devi esaminare i punti in cui ti blocchi nella scrittura e pensare al perché. È facile che tu ti imbatta nello stesso problema con ogni libro, per cui non dovrebbe essere troppo complicato individuare l’intoppo. Una volta trovato il problema, devi fare in modo che risolverlo sia parte del processo in modo da non incapparci più. Per esempio, per me, riguarda tutto il fissare il finale in anticipo in modo da sapere verso cosa sto scrivendo.

Ci saranno certe cose che dovrai sapere e altre cose che potrai scoprire lungo il percorso. Più sarai preparato riguardo a ciò di cui hai bisogno, più il processo sarà facile per te.

4. Assicurati di conoscere quelle cose prima di iniziare a scrivere.

Scoprire che hai bisogno di conoscere il finale e il conflitto interiore del tuo protagonista prima di iniziare a scrivere è grandioso, ma se non passi un po’ di tempo a stabilire effettivamente queste cose prima di iniziare un libro, non stai facendo un favore a te stesso. Mettiti al lavoro. Fai in modo di prepararti per riuscire, non per fallire. Credimi, ti farà risparmiare tempo ed energia a lungo termine e sarai uno scrittore molto più felice quando smetterai di incappare sempre nello stesso problema ad ogni libro.

A volte inciampiamo perché siamo convinti di dover scrivere i nostri romanzi in un certo modo, o che debbano essere perfetti fin dall’inizio (falso), o che debbano tutti seguire una certa formula. Non è così e ci sono quasi tante opzioni per raccontare e scrivere una storia quante storie in sé.

Segui il tuo istinto, fai quello che sembra funzionare meglio per te e non aver paura di cambiare o provare cose nuove.

Voi come raccontate e scrivete le vostre storie?


A huge thank you to Janice Hardy for letting me share her words and experience on this blog.

La Puzza Sotto il Naso – Snob, no grazie

Quante persone hanno un libro nel cassetto o l’idea per una storia chiusa in testa?

Un tempo credevo l’avessimo tutti, per questo l’idea di fare sul serio con la scrittura mi faceva tanta paura. Pensavo che chiunque fosse appassionato di libri dovesse desiderare essere uno scrittore.

Poi ho capito che non è proprio così.

Non tutti i lettori vogliono scrivere, così come non tutti gli appassionati di musica vogliono diventare cantanti o tutti gli amanti del ballo voglio diventare étoile alla Scala.

In ogni caso siamo tanti a sentire di aver dentro delle cose da raccontare, basta andare ad un evento come il Salone del Libro di Torino per rendersene conto e per sentirsi sopraffatti.

Come si fa ad inserirsi in un mercato che sembra già al limite delle sue capacità? Come si fa a far sentire la propria voce?

Perché, diciamoci la verità, chi dice che “scrive per sé stesso” mente. A meno che non si tratti di un diario personale, scriviamo per essere letti e possibilmente apprezzati.

Tuttavia siamo così tanti che la competizione dev’essere feroce e l’unico modo per farcela è guadagnarsi lettori a spese degli altri, no?

No.

Lo credevo anch’io, ma sbagliavo.

Ho cercato per anni un ambiente che fosse collaborativo, non solo gratuitamente critico, e credevo che non l’avrei mai trovato. Poi ho dato uno sguardo oltre confine e mi si è aperta una visione immensa del mondo della scrittura.

C’è posto per tutti. La medesima storia raccontata da penne diverse può assumere così tante forme da essere irriconoscibile. Le possibilità sono infinite e viviamo in un periodo in cui scrivere e pubblicare è così facile che sarebbe criminale non fare almeno un tentativo.

C’è un segreto per farcela.

Anzi due.

Collaborazione e condivisione.

Ho imparato dai molti autori stranieri – indipendenti e non – che ho conosciuto negli ultimi anni che non bisogna temere la concorrenza, ma lavorare insieme, condividere le informazioni, sostenersi a vicenda e crescere.

Non c’è da temere il furto delle idee.

Certo, i simpaticoni ci sono ovunque ma un gruppo con un’anima positiva li può sempre arginare.

Si può fare.

Volete tentare l’esperimento con me?

Volete aiutarmi a creare una lega anti-snob che diventi la spina nel fianco, la puzza sotto il naso di coloro che disprezzano e criticano chi scrive per diffondere le proprie parole e criticano in nome dell'”arte per l’arte”.

Io non sono un’esperta, solo una scrittrice che, come voi, si arrabatta lungo questa strada. Per questo voglio affidarmi anche ad altre voci, voci di chi è già passato di qui e ora è ad una tappa diversa del percorso.

Io adoro l’interazione con gli altri scrittori ma, prima di partire, tre regole:

  1. è bandito il disprezzo. Chiunque scriva, con qualunque scopo lo faccia, ha la stessa dignità.
  2. la critica dev’essere sempre educata, non volta a ferire e possibilmente costruttiva.
  3. vietato sprecare energia con l’invidia.

Allora… cominciamo?